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Un blog dove si raccontano storielle sebozoidi...cariche di umore epidermico...

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L'immagine del template nella versione originale è tratta dal film Uzak di Nuri Bilge Ceylan









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    *loading* rose che io non colsi


  • lunedì, marzo 26, 2007
     

     

     

    E' in atto una petizione molto importante per il prolungamento della metropolitana linea tre sino a Paullo.

    Questo risolverebbe la congestione del traffico sulla paulese e, di conseguenza, ridurrebbe il traffico sulle tangenziali milanesi.

    Qui potete trovare altre informazioni:

    http://fraval.splinder.com/

    e qui il link per la firma:

    http://www.petitiononline.com/M3PAULLO/

     

    FIRMATE

    postato da Sebozona | 09:31 | commenti (17)


    martedì, febbraio 20, 2007
     
     
    Spleen di provincia
     
    Capita a volte
    quando mi sento lontano
    dal mondo in cui esisto,
    quando il fresco baluginare
    delle mattine d’agosto
    diventa un rapido
    pomeriggio d’inverno.
     
    Avara è l'aria che respiro,
    e l'albero scosso dallo schianto
    della corrente
    butta polvere e foglie morte.
     
    Non l'angoscia che spezza le vene
    questo istante
    breve come una frusta
    è lo specchio che riflette
    il lampo buio e muto.
     
    postato da Sebozona | 09:50 | commenti (6)


    giovedì, febbraio 15, 2007
     

    Per due anni abbondanti alla cassa del bar la versione chemioterapica di Michael Bolton regalava sorrisi alle studentesse che con vergogna rispondevano al suo ripugnante entusiasmo. Oggi un signore di mezza età con occhi piccoli e lucidi, il busto tozzo e le mani grosse, ti augura il buongiorno. E' sincero, di certo non ha interessi professionali, e quella scintilla nelle pupille chiare ti lascia con l'amare illusione che tutto possa andar bene. Al bancone tre tipi affancendati preparano le colazioni. Pantaloni neri, camicia bianca e inamidata, capelli al posto; sono due giovani saltennanti e bellocci e un canuto quarantenne basso di statura ma con braccia nerbolute. Non è facile capire se dietro la concitazione del lavoro si nasconda un'anima collerica o uno spirito gentile. Tu che arrivi e li srponi sei il laido che li fa lavorare, neanche tu hai scelta, e loro non vogliono pensarci.

    postato da Sebozona | 08:52 | commenti (1)


    mercoledì, febbraio 14, 2007
     

     

    Alle 7:15 del mattino la folla infreddolita degli assonnati butta una moneta sul vassoio della cassa e scappa. Poi con gli occhi pensati e un breve sorriso si gode il tepore familiare del caffè caldo. Esce, l’inverno peggiore lo aspetta per tutti i giorni dell’anno. Una coppia di fidanzati attempati sosta all’angolo del bar, alla giusta distanza di giudizio per guardare con disprezzo chi arranca e impreca.. Sono lì, fermi, si dicono delle cose all’orecchio sghignazzando di gusto. Hanno facce curate e riposate, lei una spessa montatura sul naso aguzzo lui capelli argento cotonati e un loden sgualcito. Comincio da loro perché rappresentano la piccolezza umana di chi, raggiunto uno scopo, guarda dall’empireo del proprio successo la feccia umana che non li eguaglia. Non li ho mai visti entrare, quando arrivo sono già all’angolo, pronti per godersi la sfilata…

    Gli altri buttano la moneta e bevono il caffè, vorrebbero spiegare all’appuntita signora e al brillante cappotto la poetica sofferenza che si nasconde nella normalità. Ma la giornata di lavoro comincia, contro ogni dio sono schierati le facce bruciate dal freddo, la schiera umana dei reietti sulla banchina in attesa del loro brutale caronte.

    postato da Sebozona | 10:59 | commenti (1)


    giovedì, febbraio 08, 2007
     

    Alle 7:06 il cargo scarica il bestiame nervoso e fumante. Questo è il momento più poetico della giornata. Un fiumana di persone assonnate si butta nel budello della città. La fermata del bus non è altro che la prima fase digestiva: le persone masticate dai mezzi vengono inghiottite dalla gialla per essere risputate nel grande cesso della città che lavora. Io vedo solo facce assonnate, gente con la pelle alta un metro, intoccabili pronti ad assassinare con gli occhi per un claustrofobico posticino in fondo al vagone. Dov'è il miracolo, dov'è la parte di ricchezza che ci spetta, a che ora comincia la festa?

    Altri momenti di poesia li vivo nel bar della stazione quando alle 7:15 smontano dall'orribile ronda le prostitute africane. Alcune dalla stanchezza abbandonano il capo addormentandosi sul tavolo invaso di tazzine e briciole, altre schiamazzano allegramente, deridendo qualche raro "incravattato" che si sporge dal bancone. Ridono urlando il loro disprezzo all'uomo che le ha comprate per dieci minuti d'amore e che ora abbassa lo sguardo per la vergogna di dire...

    Perchè tutto questo dovrebbe essere poetico?... semplicemente perchè è vero!

    postato da Sebozona | 08:54 | commenti (4)


    mercoledì, febbraio 07, 2007
     

    Interno

    Ascolto tutta la notte
    cantilenare una ninna crudele,
    sommersa negli umori del sonno.

    E’ la signora che urla
    alla madre inferma
    e poi canta per addolcire
    le piaghe del rimorso.

    …ma non c’è speranza,
    come vorrei dirle
    che non c’è speranza.

    postato da Sebozona | 08:43 | commenti (2)


    martedì, gennaio 23, 2007
     

     

    Prima di dormire


    A Dorothy Parker


    Si rade davanti allo specchio,
    appoggia il rasoio sul lavabo
    e con uno schiaffo d’acqua torbida
    toglie gli ultimi residui di sapone dalle guance.
    Poi si asciuga il viso e con calma gira la schiena
    allo specchio guardandosi e fa il punto di come
    è vecchio e di quando ha cominciato ad esserlo.
    Fuori sente scoppiare la furia della tempesta
    e il rumore dei tuoni diventano
    tante piccole fini del mondo.
    Vorrebbe fare qualcosa, molto lentamente,
    magari prepara un caffè, chiama un amico…
    Per quel che importa, ripete,
    e gli compare un ghigno crudele sul volto,
    tanto vale vivere…

    postato da Sebozona | 13:44 | commenti (5)


    lunedì, gennaio 15, 2007
     

    Il tapino equilibrio


    Il cardine che scricchiola
    negli immobili pomeriggi d’agosto
    quando ogni sibilo alla porta
    ci racconta una promessa di vento
    e la vanità di questo inverno
    che non si slega dall’affetto.
    Di te non cambierei
    la macchia di ruggine
    sul piccolo ciondolo
    a forma di foglia
    la cornice d’acciaio
    che imprigiona un abbraccio
    il tapino equilibrio
    che ti fa una creatura
    lontana dal mondo
    in cui esisti
    in cui anch’io
    ... esisto.

    postato da Sebozona | 12:35 | commenti (12)


    mercoledì, gennaio 10, 2007
     

    Lettera dal Sillaro

    Elena cara e fragile
    la nebbia inghiotte
    ogni angolo di strada
    e amarti è più dolce
    se ammetto
    la miseria innocente
    di essere un uomo fra i tanti.

    Allora di cosa dovrei pentirmi?
    Diserto la mia guerra
    e tra un fiume riarso e il cielo
    non muta
    il ricordo dell'acqua che scorre...

     

    postato da Sebozona | 09:08 | commenti (2)


    venerdì, dicembre 22, 2006
     

    Incipit sbagliato

       a lei


    Scendere a picco nella ragna
    diventerà il moto
    che ci tiene appesi alla vita.

    Come ogni mio sforzo
    di essere un reietto
    per scivolare nella gora
    del tuo dolce silenzio.

    Forse la felicità
    è questo non capirti
    e desiderare
    e desiderare
    e desiderare

    postato da Sebozona | 09:03 | commenti (8)